Recensioni

Colazione da Tiffany – Truman Capote

Le pagine che si sono trasformate in simbolo

Già solo la parola “Tiffany” rievoca quella New York illuminata dai raggi dell’alba, con una ragazza elegante, in abito lungo nero, mentre ammira le vetrine della famosa gioielleria, accompagnata da una dolce musica in sottofondo. È infatti così (più o meno) l’inizio del famoso film ispirato all’opera di Truman Capote. E quelle della pellicola, sono immagini divenute talmente famose, talmente radicate nella cultura generale – chiunque ha sentito parlare almeno una volta di Colazione da Tiffany, il film – da essere divenute un simbolo. Immagini tratte, appunto, dall’omonima opera letteraria di Truman Capote.

Beh, io conoscevo talmente tanto la fama del film e talmente poco quella del libro, che quando mio zio mi ha proposto di leggerlo, non potevo certo rifiutare!

Gli è venuto in mente così, sulla porta, mentre stavo uscendo. Mi ha passato il libro dicendo: «L’hai mai letto? Dovresti!». E così l’ho messo in borsa, portandolo a casa, non molto convinta perché, conoscendo già la trama e avendo visto il film, avevo timore di non riuscire ad apprezzarlo appieno. La prima impressione è stata quella di un volume troppo piccolo per contenere tutte le avventure-vicissitudini di vita di Holly Golightly. Avevo infatti memoria di un film abbastanza lungo con molti particolari. Poi ho iniziato dalla prima pagina e mi sono dovuta sforzare per interrompere la lettura e non finirlo tutto in una notte. Devo essere sincera che gli attori sono stati assolutamente fantastici nell’interpretare i personaggi, ma il modo in cui Capote li ha trasmessi nero su bianco è comunque unico.

Come vide la lettera, socchiuse gli occhi e atteggiò le labbra a un duro sorrisetto che la fece invecchiare a dismisura. «Caro», mi istruì, «ti spiace guardare in quel cassetto e darmi la borsetta? Una ragazza non legge una cosa come questa senza rossetto.»

Colazione da Tiffany – Truman Capote

La figura di Holly l’ho trovata eccentrica, esuberante eppure, composta, riservata, schiva. Un mix di elementi che la rendono un personaggio spumeggiante da apprezzare e non sopportare allo stesso tempo. In queste pagine ho trovato elementi diversi e nuovi rispetto allo sceneggiato ed è stata veramente una bella scoperta! La figura del narratore ci offre un’apertura su una parte della sua vita, descrivendo situazioni che risultano essere né buone né cattive, con una semplicità di azione come a voler lasciare al lettore il compito di farsi un’idea.

Fatemi sapere quale sarà la vostra!

Buona lettura!

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