Tutto si svolge su un autobus. È sera. Le luci sono soffuse, mentre il rumore delle ruote sull’asfalto e il lento oscillare cullano i passeggeri. Stanchi.

«Mi hanno detto che sono egoista. Volevo fare un corso di pittura e mi sono sentita dire che ero un’egoista. Poi mio marito è morto e sono rimasta senza orizzonti, senza prospettive, senza un domani, con la sensazione di non aver mai vissuto.»
Cecilia fece una pausa, guardò la signora accanto a lei che fece un leggero segno di assenso con la testa. Anche lei doveva aver conosciuto quella sensazione. Dopotutto è bello non essere soli. Il pullman accostò alla fermata. Un ragazzo riccioluto e mingherlino attraversò il corridoio fino all’uscita «Mi scusi.» disse, urtando con il gomito la spalla di Cecilia. Non si fermò. Proseguì la sua strada lasciandosi dietro quelle parole senza uno sguardo.
«È così che hanno fatto i miei figli, sa?» Disse Anna. «Sono andati avanti per la loro strada, senza mai voltarsi, senza mai fermarsi. È così che va il mondo! Senza rimorsi e senza rimpianti. Avremmo voluto un futuro diverso per loro; santo cielo, ogni genitore è così, ma non ci hanno dato ascolto e hanno costruito la loro strada. Adesso sono felici.» Rimasero sospese tra i propri pensieri, con gli sguardi persi nel vuoto oltre il finestrino, mentre le luci della città passavano sfavillanti una dopo l’altra. Cecilia iniziò a ridere. Prima un sogghigno, poi esplose in una fragorosa risata: «Mi scusi, è solo che mi è venuta in mente una cosa e non sono riuscita a trattenermi. Abbiamo appena passato una gelateria e mi sono ricordata di una volta in cui ci andai con mio figlio: era piccolino, gli comprai un cono al cioccolato, mi girai un minuto per pagare e il minuto dopo era già tutto pieno di gelato, anche sulla fronte! Era così buffo e dolce». Continuò a sorridere «Questi momenti riempiono la vita», mentre anche la sua vicina di posto si compiaceva di quel ricordo felice.

«Questi momenti Sono la vita.» Anna stava guardando l’autista, era talmente abituato a guidare per quel tragitto che conosceva ogni buca, ogni crepa dell’asfalto e le evitava con facilità. «Io non ho ricordi del genere. Vede, non ho mai avuto molto tempo per i miei figli. Ero sempre impegnata con il lavoro e la mia carriera, mentre mia suocera si occupava di tutto. È fortunata lei ad avere ricordi del genere. Io me ne sono resa conto troppo tardi. Adesso mi godo i nipoti, ma non è la stessa cosa. Si avverte sempre qualcosa che manca.»
Quelle parole attraversarono la mente di Cecilia come una scossa di corrente elettrica.
«È la mia fermata» continuò. «La ringrazio per la chiacchierata.»
«Buona sera.»
Così Anna si diresse verso la porta e scese dall’autobus. Era una donna minuta e Cecilia si chiese come poteva contenere tanta forza d’animo. Perché era una donna forte e si vedeva, aveva tutta l’aria di aver lottato per la sua indipendenza e la sua carriera, per poi pentirsene, almeno in parte. Mentre lei non aveva mai lottato per le sue idee, si era sempre fatta trasportare dagli eventi della vita e comunque se ne era pentita, almeno in parte. Adesso quelle parole, dette da una persona di cui non sapeva niente, neanche il cognome. Eppure le erano rimaste, quelle parole, attaccate alla pelle come colla. Aveva sempre pensato ad auto commiserarsi, si era concentrata sul visualizzare se stessa schiacciata da un contesto familiare, prima i suoi genitori poi suo marito e i suoi figli, che non la capiva e non le permetteva di vivere veramente. Adesso aveva parlato con una donna che invece, aveva vissuto troppo per se stessa senza vivere la propria famiglia. Erano due facce di una stessa medaglia, pensò. Due parti di un equilibrio trascurato e forse mai cercato, perché forse era sempre stato più facile dare la colpa agli altri. Perché in fondo aveva desiderato qualcosa di diverso che però neanche lei conosceva.
Due anime sedute in un autobus, ognuna con le proprie rinunce e la propria vita.

 

Ho immaginato questo dialogo tra due persone che hanno vissuto le loro esperienze, che si incontrano parlando delle proprie rinunce, dei propri sacrifici. Non si conoscono, ma sono accomunate dalla stessa volontà di aver desiderato altro a un certo punto della loro vita, l’una con più decisione, l’altra con più riluttanza.
Le scelte, i vissuti che pesano sul piatto della bilancia.
Due anime che fondamentalmente, anche se per aspetti diametralmente opposti, sono perseguitate dal rimorso e l’indecisione,
ma non è proprio il fatto di vivere i sentimenti senza rimorsi che ci rende liberi?

One thought on “Il racconto di due vite”

  1. Mi è piaciuto subito questo piccolo racconto così come mi è piaciuto subito il grande sogno che stai coltivando e che stai cercando di realizzare ogni giorno con tanta passione e tanta dedizione. Questo progetto ho avuto il privilegio di vederlo nascere, di poterlo vivere quotidianamente accanto a te, di vederlo prendere forma ed evolversi. Adoro ed ammiro la volontà e l’impegno che stai mettendo in tutto questo e sono certo che questo sogno prima o poi diventerà ciò che desideri e vederti realizzata nel suo compimento sarà per me una gioia immensa.

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